Stent

Gli Stent sono piccoli tubi inseriti nelle coronarie durante l’angioplastica e sono in grado anche di rilasciare farmaci all’interno del lume del vaso prevenendone la restenosi.

L’angioplastica coronarica ha rivoluzionato il trattamento della malattia aterosclerotica coronarica sin dal momento della sua comparsa verso la metà degli anni ’70. L’introduzione dello stenting coronarico ha rappresentato un importante passo in avanti nella cardiologia interventistica, essendosi dimostrato in grado di migliorare sia il risultato clinico che quello angiografico.
In particolare lo stent medicato è un esempio di come alcune tecnologie in medicina possano portare reali benefici sia al paziente che alla Sanità. Introdotti circa un decennio fa rappresentano quella che è stata definita l’ultima frontiera della cardiologia interventistica nonché uno dei più grandi successi della scienza e dell’innovazione tecnologica applicate alla medicina nel trattamento delle malattie vascolari coronariche.
Gli stent medicati, rispetto a quelli tradizionalmente usati nelle attuali procedure di angioplastica, hanno introdotto una grande rivoluzione: quella di poter rilasciare direttamente “in loco” il principio attivo di cui sono imbevuti. In altri termini i tubi metallici, costruiti con materiali biocompatibili, hanno la superficie esterna “ricoperta” di farmaci: quando si introduce il tubo all’interno del vaso per ripulirne il lume e facilitare il flusso del sangue all’interno dello stesso, gli stent medicati operano in due modi, uno meccanico e uno farmacologico. Lo stent infatti facilita meccanicamente la riapertura di un vaso o la rottura delle placche sclerotiche.
Inoltre, i farmaci rilasciati all’interno del vaso hanno il compito da un lato di consolidare l’intervento di pulitura e dall’altro di impedire che esso si richiuda in un secondo momento, di impedire cioè la restenosi che da sempre è stato uno dei punti deboli della tecnica dell’angioplastica. Gli stent medicati, ancora considerati tecnologia d’avanguardia, hanno avuto la loro consacrazione nella pratica medica solo di recente. In un articolo pubblicato sulla rivista Journal of the American Medical Association nel Gennaio del 2005 sono stati resi noti i primi risultati relativi ad uno studio clinico che ha valutato l’efficacia di questo nuovo ritrovato della tecnologia medica: secondo lo studio nei pazienti con lesioni coronariche nuove, gli stent a rilascio di farmaci riducono del 60 per cento il rischio di restenosi rispetto ai classici stent e all’angioplastica a palloncino.
In pazienti, invece, che hanno già avuto lesioni coronariche la riduzione del rischio di restenosi si attesta intorno al 40 per cento. I risultati dello studio sono molto incoraggianti perché dimostrano, numeri alla mano, che i nuovi stent aumentano la possibilità di effettuare un unico intervento risolutivo nella cura di malattie coronariche.
Al momento gli stent disponibili in commercio rilasciano solo due tipi di farmaci: il sirolimus e il paclitaxel. Il primo tipo di stent contiene 140 microgrammi per centimetro quadrato dell’immunosoppressore sirolimus, che si eluiscono gradualmente nel corso di quattro o sei settimane questo è un farmaco naturale, il cui principio attivo è stato isolato sull’Isola di Pasqua, che ha effetti antimitotici, cioè inibisce la duplicazione cellulare. Il secondo contiene 100 microgrammi per cm quadrato di paclitaxel che ha un’azione citostatica, non citotossica, sulle cellule muscolari lisce ciò elimina i potenziali problemi associati con l’uso di agenti citotossici. In realtà quello degli stent medicati in alternativa ai tradizionali è un tema ancora aperto e dibattuto: in particolare sono necessari ulteriori studi per stabilire gli effetti collaterali sui tessuti della matrice polimerica di cui lo stent è costituito.
Inoltre un recente studio di Lancet punta il dito sullo sfavorevole rapporto costo-efficacia degli stent medicati rispetto a quelli metallici di nuova generazione. Gli stent medicati, infatti, sono ancora molto costosi e non sempre le strutture ospedaliere possono garantirne la disponibilità ai pazienti. In questo senso, ad oggi, sono i cardiologi interventisti quelli chiamati a decidere, volta per volta, a chi e perché impiantare uno stent medicato invece che uno stent tradizionale.
Ai medici spetta la difficile scelta di quale paziente potrà trarre maggiore beneficio da questo impianto, con tutto ciò che comporta questa scelta per i pazienti che di questa innovazione non possono beneficiare.

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Ita-Sono Francesco e gestisco questo sito con notizie relative alle mie esperienze lavorative. Sono perito industriale in Energia Nucleare. Ho iniziato a lavorare in questo campo di eccellenza scientifica molti anni fa. La polivalenza di questa disciplina scientifica mi ha sempre permesso di affrontare con solide basi tecniche molti problemi nei più diversi settori industriali. Il passaggio dal Nucleare al Biomedicale fu a suo tempo quasi naturale attraverso lo studio e lo sviluppo delle prime batterie nucleari a conversione termoelettrica dell'energia. Questa applicazione era dettata dalle esigenze di lunga durata dell'alimentazione dei primi Pace-maker impiantabili. **eng-My name is Francesco and I manage this site with news related to my work experience. I'm an industrial expert in Nuclear Energy. I started working in this field of scientific excellence many years ago. The versatility of this scientific discipline has always allowed me to deal with solid technical foundations many problems in various industrial sectors. The transition from the Nuclear Biomedical was almost natural to its time through the study and development of the first nuclear batteries in thermoelectric energy conversion. This application was dictated by the needs of long-term supply of the first implantable pacemakers.